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Testimonianza di una volontaria: Una giornata alla Casa di Accoglienza "G.Taliercio"

Per la Casa Taliercio la giornata inizia alle 17.30, l'orario in cui si apre la porta e arrivano le ospiti, "le donne", "le signore", come le chiamano i volontari. Spesso hanno atteso un po' davanti al cancello l'ora dell'apertura. Chi è il primo giorno che si presenta a cercare un posto dove dormire arriva presto, perché spera così di accrescere la possibilità di trovare un letto libero. Chi è già ospite da qualche giorno sa di avere il posto sicuro ancora per qualche notte, ma è stanca di aver girato in cerca di lavoro tutta la giornata e ormai fa freddo e c'è il desiderio di entrare a scaldarsi e a riposarsi.

Le "nuove" sono accolte da un paio di volontari che raccolgono alcune minime informazioni personali, verificano il possesso di un documento di identità regolare e spiegano le regole della casa; la parte del leone la fa Galia, custode della casa, che parla moldavo e quindi si capisce benissimo con quasi tutte le ospiti e arricchisce quindi la comunicazione. Se c'è posto, per sei giorni un tetto sulla testa è assicurato, e non solo un tetto!

La nuova ospite è accompagnata nella sua stanza. Fino alle 19 c'è il tempo per farsi una doccia o per lavare un po' di biancheria, stirare o soffermarsi nella cappella per una preghiera. Nel frattempo un altro volontario si è recato alla mensa di Ca' Letizia a prendere i pasti caldi: è infatti la San Vincenzo ad offrire ogni giorno della settimana la cena per le ospiti della casa di accoglienza.

Quando il volontario torna col suo pesante fardello di pastasciutta, verdura, formaggio, la tavola è già apparecchiata e le ospiti mangiano, in compagnia dei volontari e intorno alla tavola ci si scambiano informazioni, opinioni, racconti della propria vita e dei propri paesi di origine, episodi della permanenza in Italia. La lingua non è un ostacolo, qualcuna che sa parlare un po' di italiano c'è sempre e fa da interprete: trapela la tristezza per la lontananza da casa e dai familiari, che chissà quando si potranno rivedere.

Secondo turni ben collaudati un gruppetto di ospiti sparecchia, lava i piatti e pulisce la cucina. Verso le 20.00 le più volonterose sono di nuovo in cucina coi quaderni per una lezione di italiano a cura di una nuova coppia di volontari. Gli insegnanti sono un po' improvvisati, ma si stanno professionalizzando: le donne sono ammirevoli per il loro impegno e la voglia di imparare, nonostante la grande fatica.

Alle 22.00 tutte a letto: domani mattina colazione, pulizie della casa e poi...in bocca al lupo. Forse sarà la giornata buona per trovare un lavoro.

Di sera saremo di nuovo qui per accogliervi.

 

Testimonianza delle ospiti

 

 

 

 

 

 

Intervista di Giovanna, una volontaria, alle ospiti di Casa Taliercio (gennaio 2005)

 

Vuoi dire come ti chiami e da dove vieni?
V. Mi chiamo Valentina e vengo dalla Moldavia. Sono arrivata in Italia nel gennaio di quest'anno. Ho lavorato con una signora per dieci mesi, adesso lei è morta e io sono fuori di casa. Sono stata in questa casa di accoglienza per 6 giorni. Per questo ringrazio tanto tutte le persone che mi hanno aiutato, mi hanno dato un posto per dormire e anche da mangiare.

Come mai hai deciso di venire in Italia?
V. Ci ho pensato tanto e sono venuta perché a casa ho due figli piccoli e mio marito e non abbiamo soldi per vivere, per far studiare i bambini, per le cure mediche, l'ospedale per le cose della vita normale. Adesso mia figlia, che ha 12 anni, sta con mio marito in città, mia figlio di 9 anni con mia mamma, in campagna.

Nel tuo paese hai studiato, hai lavorato?
V. Ho studiato in una scuola superiore, un istituto tecnico e poi ho lavorato in un negozio di alimentari.

Vuoi presentarti?

M. Il mio nome è Maria, vengo dalla Moldavia, ho 30 anni, sono sposata e ho tre figli, adesso stanno con mia madre e mio marito. In Moldavia ho lavorato in un villaggio, in ufficio postale. Guadagnavo poco, 40 euro; nei villaggi è questo lo stipendio e con questi soldi non si può fare una vita normale, anche per i bambini. Allora sono venuta in Italia; sono qui da tre mesi.

Qual è la tua storia?

I. La mia storia è un po' diversa; vengo dalla Romania e non sono in Italia per lavorare, ma per studiare. Sono venuta per fare un master di mediazione europea alla facoltà di economia all'università di Venezia e alloggiavo in collegio, poi sono aumentati i prezzi e non potevo più permettermi di restare lì; ho conosciuto una suora che mi ha aiutato a trovare ospitalità e poi per caso sono arrivata qui.

Cosa vi sembra di questa casa?
I. bella, non me l'aspettavo, ho la camera col bagno. Quando vai alla Caritas pensi di trovare un alloggio minimale; vieni qua e trovi tutto molto bello, diverso. Grazie.
V. Io dico a tutti gli amici che adesso siamo in un albergo a tré stelle. Non ho mai visto un posto cosi. E' molto bello, grazie.

Noi non pensiamo di poter risolvere in sei giorni i vostri problemi, non vi troviamo casa ne lavoro; quello che vogliamo dare è un segno di accoglienza.

I. Io ho pensato questo; noi, prima di venire qui abbiamo visto anche altri posti in Italia e ci siamo fatte un'idea dell'Italia. Ma quando una, appena arrivata in Italia viene ospitata qui pensa di essere in paradiso.

V. Poi quando vai via dopo sei giorni ti dispiace. Oggi è l'ultimo giorno che sono qua e sono un po' triste; domani non so dove sarò.

M. Va via volentieri da qui solo chi ha trovato lavoro.

Volete raccontare qual è la situazione nel vostro paese? Da quando c'è questa povertà?
V. Negli ultimi 10 anni c'è questa situazione.

M. Ci sono anche i ricchi, ma non c'è classe media; alcuni sono molto ricchi, la maggioranza è molto povera.

I. non si è ancora sviluppata la classe media. In Romania comincia a formarsi adesso nelle grandi città, in campagna ancora no.

Quando c'era l'Unione Sovietica come si stava?
V. Si stava meglio, lavoravamo, non pagavamo l'affitto, era gratuito e le spese per la casa erano basse, la scuola era gratuita. La libertà è servita a quei pochi che hanno aperto negozi, noi lavoriamo per loro, ci pagano poco e si mettono tutti i soldi in tasca.

I. In tutti i paesi dell'est c'è più o meno la stessa situazione; c'è tanta corruzione, chi arriva in un posto di potere vuole guadagnare molto. Forse cambierà. Speriamo.

E quello che guadagnate è sufficiente per vivere?
M. Solo per mangiare e pagare le bollette, ma con difficoltà, non per comprare vestiti o comperarsi un frigo. Per un frigo bisognerebbe risparmiare per un anno e non riesci neanche a risparmiare, perché devi
mangiare e pagare l'affìtto. In città è ancora più difficile; in campagna possono mangiare quello che coltivano nell'orto; in città devi comprare proprio tutto.

V. Io vivo in due piccole stanze in città. Vorrei vendere e comprare una casa con due stanze e la cucina; ma ci vogliono altri 10.000 euro.

I. E' strano perché in Moldavia molti sono andati all'estero dopo che è .caduto il comunismo e i prezzi sono saliti molto. Una casa costa 30.000 euro e lo stipendio è di 40 euro, perciò chi non va a lavorare all'estero non potrà mai avere una casa; si vede che qualcuno è andato all'estero e ha potuto comprarsi la casa, così un po' alla volta tutti tentano questa strada.

E gli uomini rimangono a casa?
V. Loro qui non trovano lavoro, perché altrimenti noi resteremmo a casa.con i bambini. Per questo dobbiamo venire noi. Anche qui ci sono uomini del nostro paese, ma non trovano lavoro. Una volta emigravano gli uomini non le donne.

V. Sì, anche i miei genitori mi dicono sempre che sono gli uomini che devono portare i soldi a casa e non si è mai vista una donna che porta i soldi a casa. Lei è molto contraria, ma non abbiamo altra scelta. Pensiamo di stare qui qualche anno. Speriamo di metterci in regola con i documenti per poter andare a casa almeno una volta l'anno a vedere i bambini. Adesso li sentiamo solo al telefono. E' un grosso problema perché i bambini hanno bisogno della mamma vicino.

Come donne come vi trovate in un paese straniero?
M. Quando lavori, bene! Quando non lavori, male perché sei in strada.

V. Io, quando ho lavorato per nove mesi non avevo mai una giornata libera, solo un'ora alla sera di libertà, così non potevo parlare con nessuno. Stavo sempre a casa.

Così fate difficilmente conoscenza con le persone della città in cui vivete?
V. Non succede che ci rivolgano la parola, noi siamo al parco, loro nemmeno ci guardano. Al parco incontriamo persone del nostro paese. Andiamo lì per cercare lavoro (il lavoro si trova soprattutto attraverso il passaparola tra le "badanti ") e anche per stare in compagnia. Anche chi lavora, nelle ore libere viene al parco per stare con i connazionali. Tra di noi c'è solidarietà, ci aiutiamo uno con l'altro.

I. Di solito vivono tra loro, non fanno amicizia con gli italiani. Quando uno ha qui la famiglia, i bambini, il marito, cerca di integrarsi. Avendo la famiglia lontana non interessa integrarsi, ma solo lavorare.

V. Speriamo di trovare una buona famiglia in cui lavorare. Conosco tante donne che sono molto contente della famiglia che hanno trovato.

M. Io ho avuto grandi problemi perché ho trovato lavoro come badante da una signora anziana. Ma i suoi figli non mi avevano detto che c'era in casa anche un loro fratello di 52 anni con problemi psichici, parlava solo, di notte camminava per casa. Era molto nervoso. Io avevo paura che mi facesse male e non ho resistito, perché per me era impossibile lavorare lì. non riuscivo neanche a dormire.
Non è facile fare questo lavoro, voi non facevate assistenza nel vostro paese.

M. No, infatti. Ma con la donna anziana io mi trovavo bene e anche la donna era contenta di me, ma c'erano problemi con il figlio. Stavo proprio male, prendevo anche medicine, ma non mi aiutavano. Non avrei mai pensato di trovarmi in questa situazione. Gli amici mi hanno consigliato di lasciare il lavoro e mi hanno aiutato.

Raccontate le vostre difficoltà ai vostri mariti?
M. No, quando mi succede qualcosa di brutto non dico niente perché non si spaventino, mi spavento già io abbastanza.

Ma i vostri mariti cosa dicono?
V. Dicono di tornare a casa, di non stare qui a soffrire; anche oggi mio marito mi ha detto "vieni a casa e basta, viviamo come possiamo". Ma ci sono questi soldi che abbiamo speso per venire qui, che dobbiamo pagare. Il viaggio ci è costato quattromila euro.

M. Dobbiamo lavorare otto mesi, un anno per ripagare i debiti.Quello che guadagniamo nel primo anno, tolti i periodi in cui non lavoriamo e quello che spendiamo qui, serve a pagare il viaggio. Per risparmiare qualcosa dobbiamo restare altri due anni.
Però qui viviamo con una doppia paura: la paura per noi stesse, per cosa ci succederà qui e paura per la nostra famiglia, che nostro marito. non avendoci vicino trovi un'altra donna, o cominci a bere, che i nostri bambini soffrano troppo per la nostra lontananza.

 

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